Archivio categorie articoli & pubblicazioni

ARS – Artisti in rete solidale

Un virus, il COVID-19, una pandemia mondiale che azzera le distanze fisiche e allarga quelle virtuali, tutto rimesso in discussione: il senso del tempo, l’economia, la vita stessa.
Che cosa conta e che cosa risulta ora superfluo? La carenza del contatto fisico, la libertà di muoversi, le cose da vedere e da condividere, la paura degli altri, la voglia di fare qualcosa per chi si trova ora in un momento difficile ed è impotente di fronte alla malattia che toglie letteralmente il respiro ai nostri giorni. La quotidianità è cambiata, tutto si ridiscute e le emozioni si amplificano. Che cosa fare in un momento così difficile per l’uomo? Come sostenere e rendersi partecipi nell’aiuto? Certo, in primis restare a casa, seguire le regole imposte, essere consapevoli del notevole sacrificio richiesto fatto soprattutto per il rispetto della vita, propria e del prossimo.

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Dissolvenze. Viaggio all’interno della mostra. Appunti e visioni di una visita guidata.

Il Monte di Pietà a destra, la maestosa severità del Duomo davanti con a fianco il Battistero decorato da Giusto de’ Menabuoi, il Palazzo Arcivescovile a sinistra e la piazza centrale che tutto abbraccia. Davanti, dirimpetto al Duomo, si apre il ghetto ebraico e camminando sui sampietrini si ripercorrono strade antiche, memorie e ricordi di un tempo passato che si accavallano al presente caotico fatto di traffico d’auto, biciclette e motorini, gente che parla al cellulare o che si isola con le cuffiette ascoltando musica.

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“Sensi” personale di Luigi Marano

I miti classici, le storie che profumano di ricordo e di passato, la musica che scalda l’ambiente, la luce che entra dalle finestre e illumina forme e colori realizzando una realtà che si bilancia tra i sogni e il mondo contemporaneo, sono la serie delle sensazioni provate davanti ai lavori dell’artista Luigi Marano, padovano ma cittadino del mondo dal quale preleva suoni, profumi, colori.

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Neve a IDoLove. Tra classicismo e street art.

La chiesa di Dolo, costruita nel 1570, è dedicata a San Rocco e fu edificata negli anni in cui la peste ebbe la maggiore espansione nel territorio proprio in quegli anni.
Il santo cui è dedicata è il protettore dei malati infettivi, dei prigionieri e degli invalidi e da sempre riconosciuto nella cultura popolare come il santo tra i più amati e festeggiati dalla pietà popolare, forse perché più vicino alle sofferenze della gente comune bisognosa di conforto e di speranza nella guarigione dalle malattie.

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Sere d’estate a Padova. “Il Santo com’era: rappresentazioni della Basilica attraverso i secoli”. Mostra prorogata fino al 31 luglio 2019.

Questo è il racconto di una mostra d’arte tra storia e cultura, ma per capire ciò di cui si parla, è necessaria la narrazione nata in una sera estiva in una città.
Le sere d’estate a Padova. Bisognerebbe vivere di più la città appena tramontano il sole e l’afa, le sere padovane sono fatte di vento caldo che si interrompe per dare spazio ad un brivido di freddo, “portate via un golfetto…che non se sa mai” direbbe qualche mamma previdente perché in fondo quel “non se sa mai” è la sicurezza tra le righe di chi si preoccupa per te e ti vuol bene.

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Il Santo. Mostra di arte, storia e cultura. “Il Santo com’era: rappresentazioni della Basilica attraverso i secoli”

La Basilica di Sant’Antonio a Padova è diventata nei tempo il cuore pulsante di una città ricca di arte e storia, per tutti i padovani l’edificio e le spoglie del Santo di origine portoghese che visse e morì nel capoluogo veneto sono sempre state affettuosamente denominate semplicemente “il Santo“.
Il Santo come luogo della spiritualità, della fede e del percorso che si perde nei secoli tra arte e storia con le sue storie e i personaggi che lo hanno popolato.

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IMP Festival Padova – International Month of Photojournalism

Quindici giorni per amare, apprezzare e riempirsi gli occhi con le immagini e gli scatti fotografici a Padova per un festival dedicato al Fotogiornalismo, IMP Festival Padova – International Month of Photojournalism, dal 10 al 26 maggio 2019.
Nella fotografia si ferma un momento, è rubata l’anima del tempo e il risultato è poi restituito per sempre. Passano gli attimi, scorrono gli istanti, ma l’immagine fotografica resta e lo scatto si fa emozione che si trasferisce dalla realtà allo spettatore che fruisce del risultato finale.

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Giuseppe Inglese. Unspotted

Nelle opere di Giuseppe Inglese, questa carezza continua tra pensiero e forma si attua nelle sculture rese con la semplicità e la leggerezza di una tecnica che segue un “filo” conduttore fino a creare trame che svelano un’intuizione e uno studio frutto di un lavoro paziente e certosino.
Uomini, donne, bambini, emozioni che prendono vita nella loro leggerezza e che si trasformano diventando scheletri sospesi, anzi, anime leggere senza macchia e senza paure, libere e librate.

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Jean Michel Folon: l’incontro con la pubblicità, l’esperienza Olivetti

Jean Michel Folon si trova a realizzare la campagna pubblicitaria della società Olivetti attorno al 1967, è il primo vero contatto con il mondo della pubblicità; prima di allora il suo accostamento con l’industria e la pubblicità si era solo limitato alle illustrazioni a partire dal 1960 per note testate quali Horizon, Esquire, The New Yorker, Time, Fortune, Atlantic Monthly.

Il risultato fu l’incontro prima di tutto con “un uomo straordinario, Giorgio Soavi. Aveva un ufficio all’Olivetti che sembrava la caverna di Alì Babà, piena di cose buffe, belle e assurde. Lavorava con artisti di tutto il mondo, per creare cose meravigliose, magari inutili, ma sempre in piena libertà. Non era direttamente pubblicità.”

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