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Franz Chi. Visioni di un futuro passato

Franz Chi. Visioni di un futuro passato

Tutto ciò che è presente però non sarà mai scordato, la storia sedimenta, insegna e resta come monito di ciò che si è stato.
È da qui, da questo punto focale fatto di rimandi storici e di proiezioni future, di qualcosa che ha il fascino dell’impossibile e dell’incredibile che parte l’opera di Franz Chi, nelle sue opere c’è la proiezione di una bellezza universale che ha l’armonia e l’eleganza dei volti e dei corpi muliebri, simbolo di vita, dove sopravvivono continui cambiamenti e mutazioni che si sono innestati nel corso dei secoli fino ad arrivare ad un mondo contemporaneo che guarda oltre lo sguardo e si propaga verso quel futuro che non si conosce, ma si crea, si teme e si ricerca.
Le sculture di Franz Chi fanno convivere busti e volti umani dal sapore cyberpunk dove sono reinventati esseri straordinari, combinazioni tra uomini e macchine che assumono immagini ricche di suggestioni che rappresentano l’odierna società che non si arrende al concetto di morte, di vecchiaia, di tempo.

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Complimenti comunque! Come si risolvono gli imbarazzi inquietanti con una frase (s)fatta.

Complimenti comunque

Pubblicato il 29/01/2016 in http://vecchiatoart.blogspot.it

Complimenti comunque!” eccola che arriva, terribile come le spalline dei vestiti anni Ottanta e le gonfie cotonature che contraddistinsero un’epoca, lancinante come il kg in più sulla bilancia dopo due settimane di dieta quando ti accorgi che hai perso solo quindici giorni di tempo, tremenda come i non-giovani a cinquant’anni che si legano i capelli grigi a coda di cavallo sfoggiando un orecchino al lobo con diamantino, “sfascinosa” e quindi priva di ogni sensibile beltà ma sfasciata come la sfacciata signora lampadata bruciata dal sole caraibico artificiale e a tutti i costi anche il 25 dicembre…

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Capitolo 1.1 – La partenza di chi ben comincia.

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Ok. Si parte, prendiamo il via.
Ok? Lo so, lo so…non si parte mai una frase con un “ok”, un “che” o una domanda, non è una forma italiana corretta, non si fa e non si usa nello scritto e tantomeno nel parlato.

Bisogna porre attenzione alla lingua e alle forme corrette da usare, ai congiuntivi, alle forme verbali, ai pensieri da legare tra frasi primarie e secondarie, subordinate e tante altre forme grammaticali. L’Italia è molto attenta a quando si parla e a come si parla,così attenta che infatti tutti parlano parlano parlano e poi non si conclude mai nulla di serio e concreto!

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Capitolo 1.2 – Il lavoro artistico come formula magica per sopravvivere tra Arte e Cultura.

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Immaginate che cosa bislacca la mente umana di un giovane può produrre: pensare di lavorare con l’Arte. Si!!! LAVORARE: è la formula più antica del mondo quella del lavoro e se mi si permette ancora un paio di righe prima di chiudere la lettura di questo nodoso manoscritto di un novello doloroso “giovane Werther”, dando vita al mio sapere “accumulato da anni” senza scadere con fare da saccente o da primo della classe vorrei solo far presente che LAVORO deriva dal latino LABOR cioè FATICA.
In molti dialetti si usa ancora la formula di “andare a faticare”, “travagghiari” al sud o “travajè” in Piemonte, insomma da Nord a Sud si va a faticare, a lavorare!

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