Archivio tag Biennale d’Arte di Venezia

Anna Marchesini (1953-2016). Una “moscerina” curiosa e ironica obesa di vita

Anna Marchesini

 “Per vedere i tesori, ci vogliono occhi che li sappiano guardare,
che li vogliano cercare e che si aspettino di trovarli
(Anna Marchesini)

a Chiara, perché sia sempre “obesa” di vita!

Cara Anna,
si si… lo so! Sei sorpresa.
Stupita di questa lettera vero? Beh un poco lo sono anch’io, non avrei mai pensato di doverla scrivere, almeno non così presto.
Presto perché il tempo sembra volato via mese dopo mese e spesso mi dimentico di dichiarare quanti anni ho visto che il tempo fa i conti più velocemente rispetto alla realtà anagrafica che ci si sente.
Mica mi sento vecchio! A quindici anni guardavo i quarantenni e pensavo fossero avanti secoli a me, ma il passo è stato breve e ora sono io ad averne più di quaranta.

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L’arte tra museo e pasticceria. Ma che bontà, ma che bontà, ma che cos’è questa robina qua?

arte e dolci

Pubblicato il 08 luglio 2016 in http://vecchiatoart.blogspot.it

C’è una sola differenza tra una lunga vita e una buona cena:
nella cena i dolci vengono per ultimi.”
(Robert Louis Stevenson)

Quando si entra in una pasticceria si è colpiti dal senso di gioia che emana l’insieme fatto di colori, profumi, forme, bambini spiaccicati sui vetri del bancone, adulti esigenti che soppesano con gli occhi o scelgono per gusto o quantità, vassoi dorati per abbellire la composizione, carta e nastro per impreziosire il prodotto finale e quel costante profumo di buono che sa di zucchero e di crema che invade l’aria che ci si appiccica addosso prima di uscire.
Quando si entra in un museo o in una galleria il gioco che si propone è quasi simile: un senso di gioia, di pace e tranquillità intervallata da chiacchiericcio quasi sempre in lontananza dal punto di visione, bambini che giocano tra le opere d’arte e che spiaccicano il naso sulle vetrine per vedere meglio, adulti esigenti che con gli occhi osservano, scelgono e pongono sotto esame quello che vedono, abbellimenti lungo il percorso fatti di cartigli e didascalie ad impreziosire il prodotto finale e all’uscita quel profumo di colore, di vernici, di polvere e di storia che si appiccica alle narici e ai vestiti.

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La barbara presa di opinione. Parole, parole, parole…

io penso

Pubblicato il 05 luglio 2016 in http://vecchiatoart.blogspot.it

Solitamente non si giudica un libro dalla copertina ma a quanto pare lo si fa molto più spesso di quanto si creda.
Da quando l’avvento dei social ha dato la libertà di esprimersi a chiunque si registri e acceda in qualsiasi network, ognuno si sente in dovere, quasi in obbligo di dire la sua e di dare un giudizio a seconda delle sue impressioni.
Viva la libertà e la democrazia, viva il potere d’espressione, viva gli argomenti vari sui quali sindacare e dibattere ma… attenzione, ogni parola scritta poi non risulta perduta ma rimane nel calderone che la rete web instaura, pronta ad essere replicata da altrettante voci fuori dal coro.
Si nota spesso come la capacità di lettura del singolo si fermi al solo titolo senza approfondire il testo scritto successivo, a volte colpa della lentezza dei vari server per aprire la schermata, altre invece la pigrizia, altre volta ancora la presunzione che fa dire “ma si dai so già di che cosa si parla!”.

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Bud Spencer e la generazione anni Settanta. Più forte ragazzi! che…altrimenti ci arrabbiamo!

Bud Spencer

Pubblicato il 1 luglio 2016 in http://vecchiatoart.blogspot.it

Non c’è cattivo più cattivo di un buono quando diventa cattivo
(Bud Spencer)

Il 27 giugno 2016 è morto all’età di 86 anni Carlo Pedersoli, conosciuto in arte con il nome di Bud Spencer.
In questi giorni omaggi, scritti, tg e tv parlano di lui e si mettono in onda i suoi film: “Lo chiamavano Trinità” (1970); “…più forte ragazzi!” (1972); “altrimenti ci arrabbiamo!” (1974); “I due superpiedi quasi piatti” (1977); “Lo chiamavano Bulldozer” (1978); “Io sto con gli ippopotami” (1979); “Piedone d’Egitto” (1980); “Banana Joe” (1982); “Bomber” (1982)…
Quando muore un personaggio famoso si arriva sempre a sentire e a dire “con lui se ne va un pezzo di storia”, si, è vero, quando muore qualcuno se ne va sempre un pezzo di storia, poi se il personaggio è famoso se ne va un pezzo di ognuno di noi.

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Scherzi e bufale nell’arte. L’ironia ci salverà o ci seppellirà?

Scherzi e bufale nell’arte. L’ironia ci salverà o ci seppellirà

Pubblicato il 31 maggio 2016 in http://vecchiatoart.blogspot.it

“Quelli che sono seri in questioni ridicole saranno ridicoli in questioni serie.”
(Catone il Censore)

A Francesca Soloni,
per la segnalazione della burla americana,
per la sua costante presenza per la passione dell’arte
e perché curiosità e ironia non la abbandonino mai!

Notizia di qualche giorno fa apparsa nei vari social network e ripresa poi un po’ su tutte le pagine dei quotidiani: uno scherzo artistico!
Ogni tanto saltano fuori burloni che nel tempo (e con il buontempo!) si dedicano a vedere che effetto fa prendere in giro la gente nei vari musei, mostre ed esposizioni.
Ecco allora ripresa la beffa fatta da TJ Khayatan, un diciassettenne americano che, durante una visita al Moma di San Francisco, ha semplicemente appoggiato i suoi occhiali sul pavimento del museo e atteso le reazioni dei visitatori.

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Real-Astr-ART. Dibattito (MAI SOPITO) tra arte figurativa e arte astratta

real art

Pubblicato il 11 marzo 2016 in http://vecchiatoart.blogspot.it

Con troppa facilità si arriva a decretare l’arte come arte figurativa e arte astratta di fronte ad opere che sono di dubbia interpretazione.
Quando non trovano assonanze con il metro di paragone della realtà allora si definisce “astratta” quell’arte che non si sa riconoscere e un quadro appare sotto la dicitura di “astratto” quando non è riconducibile a forme desunte dalla realtà.
Sbagliato! Non esiste l’arte astratta, tutto parte da una forma reale e concreta e solo perché non si è capaci di ricondurla ad una forma reale allora la si circoscrive, appunto, come astratta, cioè incompressibile.

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2016: Odissea per e nello spazio. I luoghi per l’arte contemporanea.

2016 arte oggi

Pubblicato il 5 marzo 2016 in  http://vecchiatoart.blogspot.it

Quante volte sarà capitato di andare a visitare una mostra, una galleria o un museo e di trovare gli spazi in cui ci si ritrova a definirli “poco adeguati”? O sono troppo dispersivi o al contrario troppo angusti.
Riduttivo, è il termine che si usa per definire le stanze affollate e ammassate di persone che tendono i colli verso l’alto per poter scorgere quel-quadro-tanto-famoso per cui tutti sono in coda; riduttivi, sono i corridoi stretti con comitive da superare.

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Vedere coi sensi. Sordi alla visione, ciechi all’ascolto

heart

Pubblicato il 9 settembre 2015 in http://vecchiatoart.blogspot.it

Quando ci si avvicina ad un’opera d’arte la prima cosa che si usa è il verbo “vedere”, gli occhi sono il primo strumento di lettura per decodificare quello che è proposto dall’artista.
Assaggiare visivamente un quadro, una scultura, un oggetto è la prima vera sensazione che è offerta nelle primarie e istintive emozioni.
Per l’arte contemporanea spesso la vista non è l’unico mezzo per comprendere appieno ciò che si vede. Udire non è sentire, vedere non è guardare, si richiede, infatti, uno sforzo maggiore per annoverare tra le esperienze sensoriali quello che è presentato ai sensi.

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Quando i discorsi sull’arte si trasformano in arte del discorso

parole, parole, parole

Pubblicato il 22 settembre 2015 in http://vecchiatoart.blogspot.it

In arte è difficile dire qualcosa che sia altrettanto buono del non dire niente
(Ludwig Wittgenstein)

Torsione, sensualità della materia e dinamismo rinviano alle scandalose sperimentazioni di Medardo Rosso sull’Informale, evidenti i richiami alla statuaria barocca e all’archivio della memoria in cui ritroviamo anche la riproduzione dell’Estasi di Santa Teresa di Gian Lorenzo Bernini“.
Bene, letto tutto? Questa riportata è una critica esposta all’ultima Biennale d’Arte di Venezia come dicitura di spiegazione vicino ad un’opera all’Arsenale nel Padiglione Italia, ovviamente non dirò di quale artista si tratta, né di quale opera in questione e neppure di quale critico ha lasciato ai posteri tale dicitura.

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“Dopo di noi, il diluvio”. Che ne sarà dell’Arte Contemporanea?

I am the evolution

Pubblicato l’8 settembre 2015 in http://vecchiatoart.blogspot.it

Mi interessa molto il futuro: è lì che passerò il resto della mia vita
(Anonimo)

Rifugiarsi nel passato significa avere paura del presente e non guardare al futuro, cullarsi nelle sicurezze di quello che è stato, per comodità e per codardia.
Che piaccia o no siamo qui, nel presente, viviamo l’attualità e creiamo le basi per l’avvenire, egoisticamente pensiamo che quel domani sia solo per noi, solo nostro, ma nel domani forse noi non ci siamo: si preparano i terreni per chi verrà.

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