Archivio tag Damien Hirst

Revolution. Le mostre che hanno cambiato la storia dell’arte

Rivoluzioni artistiche e mostre che hanno cambiato la storia.

Ci sono opere che hanno rivoluzionato il linguaggio artistico, ci sono artisti che hanno cambiato il corso della storia. E poi ci sono mostre che hanno rappresentato un punto di svolta, trasformando il modo di esporre, raccontare e vivere l’arte: luoghi, forme, colori e idee che si trovano in uno spazio che segna un “prima” e un “dopo” per la storia dell’arte. Alcune esposizioni hanno consacrato nuovi movimenti, altre hanno abbattuto le regole delle istituzioni museali, altre ancora hanno ridefinito il rapporto tra pubblico, mercato e critica.

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Damien Hirst – La bellezza del bizzarro

Visionary Art
Alzaia Naviglio Grande, 54
20144 – Milano

Caos, finzione e provocazione: l’arte di Damien Hirst

“Voglio fare arte, creare oggetti che avranno significato per sempre.

È un grande ambizione, una verità universale, ma qualcuno deve pur farlo”

(Damien Hirst)

Arte e provocazione, è il binomio che occupa gran parte della produzione dell’artista inglese Damien Hirst.

Genio mediatico o grande ingannatore? Ironico e sottile o acutissimo personaggio dotato di intuito dei tempi e dell’arte?

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Questo tempo da Hikikomori. La paura è rinchiudersi nel proprio mondo

No, il titolo non si riferisce a qualche nuovo film giapponese presente nelle sale di qualche festival internazionale di cinema, non è neppure un nuovo manga o un anime di successo, né un nuovo tipo di sushi, Hikikomori è il nome che si dà ad una sindrome giapponese tutta contemporanea che ha cominciato a varcare le soglie dell’isola nipponica e si è diffusa un po’ ovunque.
È contagiosa? No, affatto. È forse peggio…
Hikikomori in giapponese significa “stare in disparte“, è un isolamento sociale volontario, il termine si riferisce alle persone invisibili, coloro che non si espongono, non escono dalla loro dimensione e dalla loro camera da letto.

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Cinesate in arte: oltre il trash e il kitsch!

Perché ci piace l’arte? Perché ogni giorno si cerca di circondare lo sguardo con cose piacevoli e che suscitino piacere ed emozione? Perché il fascino di forme e colori è così importante nella nostra vita?
Da quando l’uomo è nato, esistono il gusto e il piacere per il bello soggettivo ed oggettivo: ciò che piace è il risultato di un insieme di formulazioni dettate dalla società, dalla cultura, dal momento storico.

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Dubbi & Paure. I giusti dosaggi per un’ottima crema

I dubbi e le perplessità avranno sicuramente attanagliato gli artisti del passato così come succede con quelli del presente, le domande che ognuno si pone sulle proprie capacità, sulla ricerca effettuata, sulla strada da percorrere rimangono attuali in qualsiasi stagione ed epoca.
Le paure e le ansie di Michelangelo davanti ad un blocco di marmo da scolpire, la grandezza dei muri da dipingere da parte di Andrea Mantegna, l’incertezza davanti ad una tela bianca per Jackson Pollock, le sequenza cromatiche e vibranti per Mark Rothko.

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Ready made e i piatti di pasta all’olio. Il superamento di chi sa cambiare!

Pubblicato il 18 luglio 2017 in http://vecchiatoart.blogspot.it

L’affermazione che una persona creativa dà di sé e del suo lavoro può condurre al pensiero di ciò che la sua peculiarità operativa conduce a fare: io sono un artista.
Sì, colui che produce opere d’arte é un artista, un emozionale personaggio che si fa portavoce di sentimenti, idee e pensieri a favore di altri che non riuscendo ad esprimerli trovano nel veicolo artistico il prodotto di quanto percepito, ma non plasmato, a questo ci pensa, appunto l’artista.
Ma chi é l’artista? Quale definizione migliore lo identifica?

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Unbelievable: l’arte è morta! Bombe visive contemporaneamente quotidiane

Pubblicato il 04 luglio 2017 in  http://vecchiatoart.blogspot.it

Ogni giorno, ogni ora, ogni istante della nostra quotidianità si è stimolati visivamente da immagini e da input che solleticano il nostro cervello con mille emozioni e pensieri.
Dal suono della sveglia al mattino con l’occhio che cade subito sul cellulare a controllare le pagine dei vari social network, con un insieme di foto e immagini che scorrono in Facebook e Instagram, alla colazione fatta sfogliando un giornale o guardando la tv per poi uscire e rimanere attoniti di fronte ai numerosi cartelli pubblicitari disseminati per strada, sugli autobus, nei volantini appiccicati al vetro dell’auto in sosta, mail che arrivano sul cellulare, immagini di gattini e albe che danno il buongiorno spediti via whatsapp

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Franz Chi. Visioni di un futuro passato

Tutto ciò che è presente però non sarà mai scordato, la storia sedimenta, insegna e resta come monito di ciò che si è stato.
È da qui, da questo punto focale fatto di rimandi storici e di proiezioni future, di qualcosa che ha il fascino dell’impossibile e dell’incredibile che parte l’opera di Franz Chi, nelle sue opere c’è la proiezione di una bellezza universale che ha l’armonia e l’eleganza dei volti e dei corpi muliebri, simbolo di vita, dove sopravvivono continui cambiamenti e mutazioni che si sono innestati nel corso dei secoli fino ad arrivare ad un mondo contemporaneo che guarda oltre lo sguardo e si propaga verso quel futuro che non si conosce, ma si crea, si teme e si ricerca.
Le sculture di Franz Chi fanno convivere busti e volti umani dal sapore cyberpunk dove sono reinventati esseri straordinari, combinazioni tra uomini e macchine che assumono immagini ricche di suggestioni che rappresentano l’odierna società che non si arrende al concetto di morte, di vecchiaia, di tempo.

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Distinti d’istanti. L’intuizione che si fa arte

Pubblicato il 23 maggio 2017 in http://vecchiatoart.blogspot.it

Di solito l’istinto ti dice quel che devi fare molto prima di quanto occorra alla tua mente per capirlo
(Edmund Burke)

L’istinto, quella sensazione che arriva senza preavviso e che fa agire a volte con incoscienza e rapidità d’esecuzione, spesso si arriva a produrre una serie di percezioni di pura interpretazione date poi in visione al pubblico che ne decreta l’appartenenza con le proprie impressioni o meno.
Agire di “pancia” è riuscire a sentire direttamente le percezioni emozionali che possono essere suscitate da un evento, una persona, una storia personale, è un ascolto attivo senza filtri di ciò che si prova e che in maniera irrefrenabile si trasforma in qualcosa di vivo e concreto.

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La bellezza è un “affare” d’arte! Corsi e ricorsi su ciò che bello è e bello non è

Pubblicato il 07 marzo 2017 in http://vecchiatoart.blogspot.it

La bellezza da sola basta a persuadere gli occhi degli uomini, senza bisogno d’oratori
(William Shakespeare)

Il bello dell’arte esce sempre, anche quando le cose sembrano poco conformi ad un gusto personale soggettivo, il bello in arte non si può quantificare, non è conforme ad un’unità di misura, anche se alla mente ritorna la memoria di certe performance e provocazioni come il “Fiato d’artista” di Piero Manzoni o “Aria di Parigi” di Marcel Duchamp, ingabbiare l’arte e il bello in sé non è concepibile.
Il bello in arte tra oggettivo e soggettivo arriva poi sempre a colpire l’immaginazione e a suscitare emozioni che, a volte, possono essere discordanti tra il sentire e il vedere.

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