Accendi radio e tv, compri i quotidiani, sfogli le riviste, vai al bar a bere un caffè, apri la cassetta della posta e in ogni gesto sei sommerso dalla pubblicità della grande mega super mostra d’arte evento dell’anno, del decennio, del secolo!
Il primo pensiero è rivolto a chi fa marketing e comunicazione e a chi ha creato la rete di diffusione: la mostra è ovunque, social inclusi, bravi, ottimo e superlativo lavoro.
Per forza, per disperazione, per curiosità e per interesse poi state certi si andrà a visitare l’evento corredato da gadget, libri per grandi e piccini, cataloghi deluxe e impronte varie lasciate nel dopo mostra.
Questo sistema di mostre che fanno grandi numeri e sono di enorme richiamo rischia di standardizzare l’arte a favore di un pubblico ampio e curioso dimenticando e seppellendo invece altre realtà che, con fatica, riescono a emergere in mezzo a tanto spazio e a tanto dispendio economico. Si strappano biglietti a non finire, si crea ricchezza locale e si conoscono pezzi di storia, passata o recente, che portano lo spettatore a imprimere il suo segno di passaggio e presenza.
Tutto molto bello e interessante, ovviamente.
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