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Comfort zone. Che impressione! Un’altra bella mostra del secolo

Accendi radio e tv, compri i quotidiani, sfogli le riviste, vai al bar a bere un caffè, apri la cassetta della posta e in ogni gesto sei sommerso dalla pubblicità della grande mega super mostra d’arte evento dell’anno, del decennio, del secolo!

Il primo pensiero è rivolto a chi fa marketing e comunicazione e a chi ha creato la rete di diffusione: la mostra è ovunque, social inclusi, bravi, ottimo e superlativo lavoro.

Per forza, per disperazione, per curiosità e per interesse poi state certi si andrà a visitare l’evento corredato da gadget, libri per grandi e piccini, cataloghi deluxe e impronte varie lasciate nel dopo mostra.

Questo sistema di mostre che fanno grandi numeri e sono di enorme richiamo rischia di standardizzare l’arte a favore di un pubblico ampio e curioso dimenticando e seppellendo invece altre realtà che, con fatica, riescono a emergere in mezzo a tanto spazio e a tanto dispendio economico. Si strappano biglietti a non finire, si crea ricchezza locale e si conoscono pezzi di storia, passata o recente, che portano lo spettatore a imprimere il suo segno di passaggio e presenza.

Tutto molto bello e interessante, ovviamente.

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Perché insegnare la storia dell’arte?

“La cultura è l’unico bene dell’umanità che, diviso fra tutti, anziché diminuire diventa più grande.”
(Hans Georg Gadamer)

Perché è importante e necessario insegnare la storia dell’arte nelle scuole?

Perché sono state diminuite le ore di insegnamento?

Attraverso queste poche righe un’analisi e uno spunto di riflessione per capire come l’insegnamento della storia dell’arte e il suo progressivo impoverimento nelle scuole abbia poi conseguenze sulla bellezza e sulla nostra vita.

La storia dell’arte ha da sempre insegnato agli studenti a osservare, analizzare e interpretare immagini e oggetti visivi.

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Fine della Creatività? L’Arte tra ripetizione e possibili futuri

“Noi plasmiamo i nostri strumenti e poi i nostri strumenti plasmano noi.”

(Marshall McLuhan)

Negli ultimi decenni, molti osservatori del panorama artistico hanno notato una stagnazione nei linguaggi espressivi. Il senso di “già visto” attraversa le opere contemporanee, mentre i movimenti rivoluzionari sembrano essere un ricordo del passato. Perché non emergono più nuovi linguaggi artistici?

L’arte ha sempre attraversato cicli di innovazione e consolidamento. Le avanguardie del XX secolo hanno introdotto cambiamenti radicali, portando la sperimentazione a livelli estremi. L’Astrattismo, il Dadaismo, il Surrealismo e l’Arte Concettuale hanno frantumato le strutture tradizionali. Dopo una simile esplosione di creatività, è inevitabile che il ciclo si assesti in una fase di assimilazione e reinterpretazione.

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Come definire la cultura contemporanea? Tra creatività, passato e presente.

Tra innovazione, memoria e trasformazione, la cultura contemporanea ridefinisce il ruolo della creatività in una società sempre più connessa e in continua evoluzione.

La cultura oggi è un concetto ampio e dinamico, forse davvero impossibile da inquadrare e ingabbiare, in fondo se si cerca di farlo poi da qualche altra parte una via di fuga differente si trova, sempre.

La cultura è un concetto difficile da inquadrare e bloccare in poche righe in un mondo sempre più globalizzato e unito da distanze che si colmano attraverso reti informatiche e social continuamente dilaganti.

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Dissolvenze. Viaggio all’interno della mostra. Appunti e visioni di una visita guidata.

Il Monte di Pietà a destra, la maestosa severità del Duomo davanti con a fianco il Battistero decorato da Giusto de’ Menabuoi, il Palazzo Arcivescovile a sinistra e la piazza centrale che tutto abbraccia. Davanti, dirimpetto al Duomo, si apre il ghetto ebraico e camminando sui sampietrini si ripercorrono strade antiche, memorie e ricordi di un tempo passato che si accavallano al presente caotico fatto di traffico d’auto, biciclette e motorini, gente che parla al cellulare o che si isola con le cuffiette ascoltando musica.

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Nell’inconscio – Sensi. Tra sogni ed emozioni

“Nulla è nella mente che prima non sia stato nei sensi”
(San Tommaso d’Aquino)

Il tempo è il responsabile delle emozioni che si trasformano in segni e visioni nelle opere dell’artista padovana Monica Ragazzo in arte Sensi, il tempo che serve a curare, a sottolineare ciò che si vede, è il tempo che permette ai colori e alle forme di dare un’anima alle sensazioni, alle emozioni.
Spesso attraverso i gesti che si snodano sulla tela si infervorano attraverso pigmenti e tecniche non ciò che si vede, ma ciò che si sente. Questo è il mondo nell’inconscio dell’artista Sensi, un mondo che scava dentro e da cui fuoriescono i battiti di un cuore che pulsa impressioni astratte che nascono tutte dalla realtà di chi sa ascoltare e stupirsi delle proprie percezioni.

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Nell’inconscio – personale di Sensi

Sabato 12 gennaio 2019, presso la Spazio Biosfera, sarà inaugurata la personale dell’artista padovana Sensi dal titolo “Nell’inconscio”, a cura di Enrica Feltracco e Massimiliano Sabbion.

Le sale dello spazio Biosfera ospitano una trentina di tele della pittrice padovana Monica Ragazzo in arte Sensi che racconta, attraverso un uso elegante e poetico della materia e un’onestà e una lucidità di pensiero rara, ciò che l’inconscio le trasmette, trasformando una tela bianca in un insieme di forme e colori che racchiudono tutto il suo mondo interiore.
Colori, forme e materia sono i mezzi espressivi per la pittrice padovana Sensi, attraverso la sua sensibilità emotiva riesce a tradurre narrazioni visive tra l’astratto sinestetico con la comparsa di elementi desunti dalla realtà.

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Il coraggio di avanzare. Dal boom economico al crollo dell’audacia

Si parla sempre più spesso di salvaguardia del patrimonio culturale, a volte con la paura di perdere la propria identità storica e la propria cultura d’origine. È bello che ci sia un interesse così radicato e sentito dalla gente per il territorio e il passato anche se spesso molte scelte su come gestire questo patrimonio è più che mai discutibile.

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Terra! Terra! Terra! Il proprio territorio base del futuro passato

La rivalutazione del proprio territorio parte dalla riscoperta e dalla cultura, è un dato oggettivo che porta alla considerazione di come un popolo possa farsi forte del proprio passato aumentando di valore la propria personale storia per un futuro sempre attivo.
Capita di sovente che si finisca l’errore di dimenticare “chi siamo” o, al contrario, di esaltare troppo la propria gloriosa storia arrivando a compiere in entrambi i casi errori irreparabili.
Concentrati solo sulla salvaguardia di monumenti, edifici e memoria si arriva a porre attenzione solo su ciò che ha reso importante e fondamentale il luogo valorizzato arrivando in qualche modo a spaventare ed allontanare qualsiasi forma di cultura contemporanea perché non consona al contesto.

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ASSOLUTAMENTE IMPERDIBILE! Cose (mai) viste nell’arte tra mancate visioni ed eventi unici

“Ma come? Non ci sei stato? Non l’hai vista? Devi ASSOLUTAMENTE andare, è IMPERDIBILE!”, quante volte la conversazione è cominciata in questi termini quando si parla di arte, della mostra del momento o dell’ultima esposizione internazionale?
ASSOLUTAMENTE IMPERDIBLE! Già, difficile trovare il tempo per tutto e tutti, arduo il momento in cui può nascere un confronto tra le parti, tra chi è stato partecipe dell’evento e chi no.
Come si fa a scegliere di spendere il proprio tempo e discernere quello che vale la pena di vedere e quello che è da considerare solo “la moda del momento”?
Non so. Ogni volta si trova sempre qualcuno disposto a far vedere che lui ne ha vista (di mostra) una più del diavolo, tu no.

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