Natura, paesaggio, rapporto dell’uomo tra stupore e sogni nelle tele di Alberto Fiorenzato in mostra al MAC Dino Formaggio di Teolo.

L’attento sguardo di un artista tra emozioni e suggestioni visive e coloristiche, tra forme, materia ed emozioni.

Una ventina di opere in mostra che segnano l’ultima parte della produzione dell’artista padovano in uno sguardo senza tempo e memoria.

Il MAC Dino Formaggio di Teolo promuove la mostra “Pathos”, personale di Alberto Fiorenzato a cura di Elisabetta Vanzelli, Massimiliano Sabbion, nelle sale del museo sono presentate una ventina di lavori dal 2016 ad oggi della produzione dell’artista padovano.

Attraverso l’espressività artistica delle tele in esposizione l’artista indaga il suo personale concetto di natura immergendosi in paesaggi dal sapore onirico imbevuto di memoria e fascino per lo spazio che circonda l’uomo che compare (o scompare) nelle rappresentazioni di Alberto Fiorenzato.

Massimiliano Sabbion: “Nelle forme di un paesaggio senza tempo, Alberto Fiorenzato riveste l’essenza di natura e uomo per mezzo di luci e ombre che emergono con la materia nelle sue tele.

Sono particolari ravvicinati o, al contrario, visioni macro in cui l’occhio confonde e mescola paesaggio, emozioni e rappresentazioni umane, quasi fosse l’occhio di un topografo che ha imparato a conoscere il terreno per mezzo di qualità luministiche e cromatiche, Alberto Fiorenzato è un geologo dell’anima dipinta e lascia che sia la materia a creare le sue forme e dar così voce e sguardo ai suoi pensieri.

L’uso del colore da parte di Alberto Fiorenzato non è mai uguale a se stesso passa dalla materia aggettante e carica di colore all’evanescenza leggera come un soffio, le pennellate si fanno a volte vorticose, a volte mosse e nervose, altre ancora dilatate e accennate o scavate e graffianti sulla tela.

Il mondo del pittore padovano si insinua tra il surreale e un mondo di sogni al paesaggio reale che si materializza come ricordo tra la nebbia.

Visione onirica e nostalgia, di questo si imbevono le opere dell’artista, immerse in un mondo di sensazioni vissute, di apparizioni e riferimenti della memoria che riesce a restituire sensazioni e realtà edulcorate in cui anche i colori si sfumano e scolorano regalando all’aria la sensazione di una perenne nostalgia in un’atmosfera sospesa dal tempo.”

Elisabetta Maria Vanzelli: “Quasi fossero metafora di esperienze vissute, i paesaggi, ad esempio – soggetti tra più cari a Fiorenzato – appaiono immersi in monocromie diafane, oppure descritti attraverso cariche di colore vaporose, rarefatte, o ancora sollecitati da modulazioni più dense per consistenza e scelta cromatica.

Gli elementi della natura arrivano a perdere la propria definizione, l’autore sottrae il nome alle cose e procede per mezzo di rivelazioni che, come giustamente è stato suggerito altrove, rimandano a momenti quasi epifanici.

Alcune tavole si spingono a un grado di completa astrazione, tuttavia nel senso più storico del termine, quando il raggiungimento di ciò che appariva immateriale e incorporeo nasceva da un principio di sintesi fermamente ancorato all’immagine reale.

Questa pratica, che porta con sé una grande conoscenza della materia pittorica, ancora una volta non allude ad altro se non alla natura stessa dell’artista, e vale la pena ribadirlo nella misura in cui si desidera evidenziare la più naturale e fragile tra le attitudini di chi si adopera in questo mestiere, ovvero quella del ricorso alla memoria e a un incessante esercizio di ‘scavo’ interiore del proprio Io.

Ci insegna la Storia dell’Arte quanto il fine ultimo di questo procedimento aneli ad una sorta di ‘auto-consapevolezza’ che possa in qualche modo attenuare, lenire o colmare ciò che l’animo dell’artista, per propria natura, vive con tormento o partecipazione greve.

Adriana Zeni Formaggio: “Sono tempere stese con colori acrilici su tavole unicamente di forma quadrata, trattate con lo stucco dopo essere state lisciate, in alcuni casi cosparse da terre che conferiscono loro un leggero rilievo materico; ma questo non impedisce di intravedere la base pittorica. Istintivamente lo sguardo è portato ad indagare la dialettica tra la superficie e il fondo e viceversa, per cogliere la stratificazione dell’insieme ed il suo potenziale significato.

Questa impostazione molto ci suggerisce sulla personalità di Alberto Fiorenzato: spesso in lui troviamo la proiezione di questa molteplicità di piani, come ad esempio in un’opera di grandi dimensioni – 1 metro per 1 metro – interamente giocata sulle variazioni del rosso.

Sullo sfondo di una specie di vetrata rosso cupo fratturata in più parti ma ben incardinata sui lati si disegna una marezzatura di ocra, senape, bianchi.

Sul retro si legge la scritta a mano dell’artista: “bisogna ancora avere un caos dentro per vedere… oltre”.

Una istanza psicologica spinge Alberto Fiorenzato alla ricerca di comprensione di ciò che opera dentro gli animi umani, in primis il proprio, dove vissuti sedimentati da chissà quando e chissà come agiscono ed emergono in superficie, sciogliendo le sicurezze raggiunte.

Urge il bisogno di chiarire a se stessi domande esistenziali.

Interrogare e interrogarsi.”

PATHOS – ALBERTO FIORENZATO

A cura di Elisabetta Maria Vanzelli – Massimiliano Sabbion

Palazzetto dei Vicari – MAC Dino Formaggio – Via Tito Livio, 6

Orari di apertura della mostra

Sabato e domenica: 09.00 – 12.00 / 16.00 -19.00 

Inaugurazione: sabato 30 ottobre 2021 ore 17.30

Causa Covid 19 capienza massima 30 visitatori.

Per la partecipazione all’inaugurazione è obbligatoria la prenotazione.

Informazioni reperibili sul sito www.comune.teolo.pd.it

Contatti:

telefono: 049 999 8545

mail: centenario.dinoformaggio@comune.teolo.pd.it

http://www.museodinoformaggio.it/