Prima che la street art conquistasse gallerie e musei, c’era un giovane artista che trasformava i corridoi della metropolitana di New York nel suo laboratorio creativo.
Keith Haring iniziò disegnando con il gesso sui pannelli pubblicitari neri delle stazioni della metropolitana, realizzando immagini semplici, immediate e riconoscibili da chiunque. Le sue figure danzanti, il Radiant Baby, i cani che abbaiano e gli omini stilizzati diventarono in poco tempo un linguaggio universale, capace di parlare di libertà, amore, razzismo, guerra, AIDS e diritti civili.
Per Haring l’arte non doveva appartenere a pochi, ma essere accessibile a tutti. La strada era il luogo perfetto per incontrare il pubblico senza filtri, abbattendo le barriere tra cultura “alta” e cultura popolare.
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