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Fatti non foste a viver come bruti. L’ultima rivoluzione è conoscere.

In un tempo dominato dalla velocità e dall’apparenza, la cultura resta uno degli ultimi strumenti per comprendere il mondo e noi stessi.

Non è facile considerare superflua la bellezza della cultura, eppure sempre più spesso capita di vivere il disagio di chi si occupa di cultura, di chi semplicemente combatte con un sistema che vuole farli sentire inadeguati, esuli in mezzo ad un mondo che concretizza ogni giorno l’essenziale e fa sentire fuori luogo chi parla, o cerca di farlo, di argomenti che sono considerati effimeri.

È un peccato, diciamo un’occasione persa per superare limiti e ostacoli quando si taccia di “effimero” e “superfluo” qualcosa che ha sempre fatto parte dell’uomo dall’albore dei tempi. Forse siamo diventati animali che pensano solo alle cose basilari: mangiare, dormire, vivere, comprare l’ultimo smartphone alla moda, apparire, esserci, socializzare nei social network, “selfare” la conquista, conteggiare i follower e i like.     

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Sottostimati, invisibili, indispensabili. Benvenuti nel mondo della cultura.

Il paradosso di chi produce cultura: celebrato a parole, dimenticato nei fatti.

Ruoli sottostimati e sottopagati, professioni che non servono a nulla e che non portano introiti interessanti, concretezze impalpabili ed effimere, lavori visti solo come passatempi e hobby riempitivi di ore libere, accentramenti che arrivano solo in mano ai pochi noti che sanno dare e fare spettacolo più che fare e dare soddisfazioni ai ruoli culturali, questo è il mondo artistico e culturale. Non è una domanda, è un’affermazione…

Come si può arrivare ad accettare e a capacitarsi che nonostante tutto le cose vanno avanti senza l’interesse di istituzioni, mecenati (ora si chiamano sponsor), figure professionali formate perché capaci e spazi adeguati? Stanchi di sentire sempre che siamo il paese che ha dato i natali ai grandi del passato che tutto il mondo ci invidia, che la nostra arte ha riempito i musei e le collezioni di tutto il mondo, che siamo un popolo di santi, navigatori e poeti, che non ci si ferma mai e che pulluliamo di bellezza in ogni angolo… ma basta!

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L’arte delle parole senza rilettura. Una lettera aperta al viaggiatore di cultura

Manifesto d’amore e solitudine per chi ha scelto il lato sbagliato della strada

Una confessione a cuore aperto per gli eretici della bellezza, gli spiriti affamati di poesia e le anime inattuali che continuano a camminare controcorrente. Una lettera per chi non cerca risposte, ma osserva il mondo sfumare, rifiutando di rileggere i propri passi.

A chi mi rivolgo? A chi scrivo? A me? No…non solo, forse anche ai viaggiatori silenziosi che camminano ai lati di strade diverse, alla cultura che li ha macchiati e sporcati per sempre, a quelle stelle che non brillano a caso, agli eredi di Vincent, ai tormenti e alle cime tempestose che solcano i mille deserti dei Tartari e, soprattutto, a chi conclude con gli errori.

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Comfort zone. Che impressione! Un’altra bella mostra del secolo

Accendi radio e tv, compri i quotidiani, sfogli le riviste, vai al bar a bere un caffè, apri la cassetta della posta e in ogni gesto sei sommerso dalla pubblicità della grande mega super mostra d’arte evento dell’anno, del decennio, del secolo!

Il primo pensiero è rivolto a chi fa marketing e comunicazione e a chi ha creato la rete di diffusione: la mostra è ovunque, social inclusi, bravi, ottimo e superlativo lavoro.

Per forza, per disperazione, per curiosità e per interesse poi state certi si andrà a visitare l’evento corredato da gadget, libri per grandi e piccini, cataloghi deluxe e impronte varie lasciate nel dopo mostra.

Questo sistema di mostre che fanno grandi numeri e sono di enorme richiamo rischia di standardizzare l’arte a favore di un pubblico ampio e curioso dimenticando e seppellendo invece altre realtà che, con fatica, riescono a emergere in mezzo a tanto spazio e a tanto dispendio economico. Si strappano biglietti a non finire, si crea ricchezza locale e si conoscono pezzi di storia, passata o recente, che portano lo spettatore a imprimere il suo segno di passaggio e presenza.

Tutto molto bello e interessante, ovviamente.

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Fine della Creatività? L’Arte tra ripetizione e possibili futuri

“Noi plasmiamo i nostri strumenti e poi i nostri strumenti plasmano noi.”

(Marshall McLuhan)

Negli ultimi decenni, molti osservatori del panorama artistico hanno notato una stagnazione nei linguaggi espressivi. Il senso di “già visto” attraversa le opere contemporanee, mentre i movimenti rivoluzionari sembrano essere un ricordo del passato. Perché non emergono più nuovi linguaggi artistici?

L’arte ha sempre attraversato cicli di innovazione e consolidamento. Le avanguardie del XX secolo hanno introdotto cambiamenti radicali, portando la sperimentazione a livelli estremi. L’Astrattismo, il Dadaismo, il Surrealismo e l’Arte Concettuale hanno frantumato le strutture tradizionali. Dopo una simile esplosione di creatività, è inevitabile che il ciclo si assesti in una fase di assimilazione e reinterpretazione.

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La bellezza salverà il mondo: un linguaggio in metamorfosi

La bellezza non è un valore immutabile, ma un’idea che si trasforma insieme alla società, all’arte e allo sguardo di chi osserva.

“La bellezza delle cose esiste nella mente di chi le contempla.”
(David Hume)

La celebre frase “La bellezza salverà il mondo”, attribuita a Fëdor Dostoevskij e pronunciata dal principe Myškin nel romanzo L’Idiota, è una delle espressioni più enigmatiche e affascinanti della letteratura.

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Autodidatti: artisti o improvvisatori?

Tra talento, studio e presunzione: quando l’autodidattismo diventa un alibi anziché un percorso di crescita.

In un mondo sempre più dominato dall’apparenza e dal bisogno di mettersi in mostra, assistiamo a un fenomeno sempre più dilagante: artisti che si definiscono “autodidatti” e che, privi di una reale preparazione accademica o di un solido percorso di studio, si ergono a geni dell’arte. Ma davvero possiamo accettare questa narrativa? Davvero si può pensare che l’impreparazione e l’autodidattismo siano sinonimi di talento puro e successo garantito?

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Come definire la cultura contemporanea? Tra creatività, passato e presente.

Tra innovazione, memoria e trasformazione, la cultura contemporanea ridefinisce il ruolo della creatività in una società sempre più connessa e in continua evoluzione.

La cultura oggi è un concetto ampio e dinamico, forse davvero impossibile da inquadrare e ingabbiare, in fondo se si cerca di farlo poi da qualche altra parte una via di fuga differente si trova, sempre.

La cultura è un concetto difficile da inquadrare e bloccare in poche righe in un mondo sempre più globalizzato e unito da distanze che si colmano attraverso reti informatiche e social continuamente dilaganti.

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