Sono solo due esempi, ma nessuno forse ve lo dice per timore e rispetto, ma siete nella peggiore delle situazioni createsi con il calderone della fuffa! Sì, la fuffa, il niente che non conta, il signor Nulla, perché questa affermazione? Perché in realtà siete solo artisti paganti e per niente appetibili se non per quei poveri paesi che cercano di portare i loro artisti e che, per abbattere le spese, affittano gli spazi a chi con i soldi può comprarsi uno spazio in un catalogo o in certe manifestazioni.
Scoperto l’arcano? Segreto di Pulcinella mi sa, se paghi esponi e se esponi dopo aver pagato questo non fa di te un artista!
Il pensiero che si formula così è sbagliato: solo chi ha i soldi può fare l’artista, anche se i soldi servono.
Se si continua ad alimentare questo mercato del dare-avere non si pensi poi di essere credibili solo perché ci si fregia di avere nel proprio percorso Biennali, Triennali, Quadriennali o chissà quali premi prestigiosi.
La differenza tra una tassa di partecipazione e un pagamento per l’esposizione è decisamente differente: qui paghi un tanto al pezzo, un tot al metro quadro, “un pezzo, un culo!” come recitava Gian Maria Volontè ne La classe operaia va in Paradiso.
Non deve passare il messaggio che solo chi ha i soldi merita di esporre, ma neanche quello in cui se olio il sistema allora divento riconoscibile, a che serve pagare il critico televisivo del momento per una recensione uguale a tante altre che ha fatto? Cosa ne ricavo se stampo mille cataloghi deluxe se il contenuto poi non si presta? Perché se investo soldi mi devo per forza aspettare poi un ritorno?
Pago dunque sono? No! Nulla di più sbagliato! Poi ognuno coi suoi soldi fa quello che vuole sia chiaro, al massimo si contribuisce a pagare le spese ai Padiglioni del Congo e del Kiribati.
Di sicuro nessuno di chi accetta i vostri soldi in cambio dello spazio espositivo, vi dirà mai che fate schifo o siete dei mediocri imbrattatele, sia mai! È controproducente per i loro interessi e deleterio per voi che così nel CV mettete una mostra altisonante che fa tanto figo.
In fondo poi a parlare ci penseranno le vostre opere così palesemente scopiazzate o associate a qualche pseudo corrente ispiratrice, così grandi e ingombranti alla visione anche quando sono di formato 10 x 10, così attaccate ai muri o ai pannelli espositivi senza un senso logico, siete solo riempitivo insieme ad altri artisti senza senso, senza sé, senza ma, senza un perché, con le vostre “opere” così…come dire…così brutte!
Se si partecipa pagando di certo la credibilità latita, ma fate comunque del bene e un favore agli artisti che vi ospitano: almeno loro risaltano il doppio e di sicuro ringraziano per la disponibilità.
Magari non siete neppure così peggio come vi si descrive, ma chissà perché le cose che piacciono e attirano gusto e bellezza non si ha poi bisogno né di pubblicizzarle allo stremo né di imporle e non serve neppure farsi largo in mezzo a tanti solo con il Dio denaro.
Non si tratta in questo caso di un investimento sull’arte e sul proprio lavoro ma soldi sprecati perché, in fondo, non c’è speranza siate onesti con voi stessi.
Quando c’è solo passione poco importa se non ci sono sostanza, ricerca e un minimo di competenza e studio tutto ciò che rimane è il niente attorno alle cornici e appeso alle pareti.
Tanto queste parole non serviranno certo a smuovere le menti e i padiglioni continueranno a riempirsi lo stesso di croste appese, i CV riporteranno poi le partecipazioni, le casse ringraziano e l’insuccesso personale continua.
Ciò che davvero conta invece in questo momento è una cosa sola, la risposta alla domanda: ma, dove si trova il Kiribati?



