In un tempo dominato dalla velocità e dall’apparenza, la cultura resta uno degli ultimi strumenti per comprendere il mondo e noi stessi.

Non è facile considerare superflua la bellezza della cultura, eppure sempre più spesso capita di vivere il disagio di chi si occupa di cultura, di chi semplicemente combatte con un sistema che vuole farli sentire inadeguati, esuli in mezzo ad un mondo che concretizza ogni giorno l’essenziale e fa sentire fuori luogo chi parla, o cerca di farlo, di argomenti che sono considerati effimeri.

È un peccato, diciamo un’occasione persa per superare limiti e ostacoli quando si taccia di “effimero” e “superfluo” qualcosa che ha sempre fatto parte dell’uomo dall’albore dei tempi. Forse siamo diventati animali che pensano solo alle cose basilari: mangiare, dormire, vivere, comprare l’ultimo smartphone alla moda, apparire, esserci, socializzare nei social network, “selfare” la conquista, conteggiare i follower e i like.     

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