Già, animali. Nudi e crudi e incapaci di fermarsi e soffermarsi a nutrire anche un po’ l’anima e il cervello e quando questa esigenza si fa avanti spesso è troppo tardi.

Libri sempre meno letti, mostre in declino, film guardati in streaming senza attenzione, letture veloci, per non perdere tempo gli stessi giornali ora indicano il tempo massimo di lettura di un argomento trattato, via via in velocità! Ottimizzare tutto per rendere al massimo tutto!

È difficile sopravvivere così, il tempo sembra non bastare mai, quando invece si ha bisogno di sedimentare le cose e le nozioni apprese. Ci si chiede cosa serva acquisire e studiare visto che non serve a nessuno: geografia, basta collegarsi con un satellitare o sul cellulare stesso le informazioni arrivano sempre in tempo reale; storia, non serve conoscere il passato, la storia siamo noi, siamo il presente e chissenefrega del passato; scienza, perché conoscere se poi non ci si fida e “tutto è un complotto”?

Quindi a che serve arte e cultura? Forse a riempire le caselle di qualche cruciverba nella settimana enigmistica o per superare test di qualche concorso dove, oltre ai test attitudinali e di logica, ci sbattono dentro quelli di cultura generale.

Spopolano i corsi, ora in pandemia i webinar e l’online, per far carriera, per arricchirsi, per diventare super mega titolato manager di chissà quale specializzazione, tutti basati su concretezza e velocità d’apprendimento per arrivare subitamente al risultato.

Che serve conoscere la lingua d’origine, la sua evoluzione e storia? Pullulano i “ma però”, i “pultroppo” e gli “al meno”, i “qual è” e tanti errori e orrori, la grammatica costa fatica.

Chissà se esiste ancora la curiosità per capire il motivo perché è stata eretta una statua a quel personaggio storico che dà il nome alla piazza o alla via principale della città o se la curiosità si definisce solo in base ai gossip che mai passano di moda.

Uno studente non si identifica più nella scuola fatta solo di prove, di superamento esami e voti sommati con la calcolatrice in mano, dove sta la gioia nell’apprendere e nelle parole “studia se vuoi crescere, se vuoi diventare qualcuno e migliorarti” sanno di cose antiche…di leggenda.

Narra la leggenda che l’uomo apprese e divulgò le sue nozioni per il piacere di conoscere se stesso e il mondo attorno, per avere dibattiti e confronti con i suoi simili, per avvicinare la sua ricerca alla completezza delle cose e per gettare le basi a chi avrebbe potuto continuare e fare quello che per limiti di tempo e vita si era costretti a cedere il passo.

Oggi una costante sfiducia nel presente, nessuna proiezione per il futuro, concretismo sembra aver sostituto la parola speranza o sogni, fai oggi per l’oggi, del doman non v’è certezza…

Non è una visione pessimistica, ma aderente alla realtà, certo, rimangono sempre gli irriducibili e le persone che si nutrono di immagini, parole, sensazioni ed emozione e per fortuna!

Altrimenti l’aridità nel mondo prenderebbe il sopravvento, ma non bisogna cedere il passo e rallentare, magari le forme della comunicazione sono cambiate, ma la voglia di recepire è di imparare è un’esigenza primaria, quasi come respirare, nutrirsi, dormire.

Le parole di Dante Alighieri a 700 anni dalla sua morte suonano più che mai attuali quando si ricerca la conoscenza, la terzina alla visione di Ulisse condannato all’inferno è la sintesi del pensiero di Dante che considera la ricerca e la conquista della virtù e della conoscenza la vera ragione per la quale l’uomo esiste: “Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza”.

E oggi? Fatti non foste a viver come bruti? Troppi volontari culturali circondano lo spazio perché venga data la giusta voce e dignità, la professione e la professionalità non si misurano a caso, ma con il plauso del pubblico che sa riconoscere un buon lavoro, uno sforzo fatto e una fatica compiuta che “nasconde” ricerca, studio, passione.

Oggi serve ancora una voce per gridare al mondo? Qualcuno che sporchi un limpido ed enorme lenzuolo bianco forse non serve, la si ignora, la chiazza si nasconde anche se disturba e accentra lo sguardo e chiede ad segni di macchiare, di comparire, di associarsi e continuare a non far altro che perseguire “virtute e canoscenza”.