L’uso di pigmenti naturali, di terre, minerali e materiali preziosi amplifica la dimensione arcaica e sacrale delle tele, che sembrano emergere da un tempo primordiale.

La monumentalità della Sala della Gran Guardia accoglie e amplifica questa ricerca, creando un ambiente in cui mito, memoria e gesto pittorico si intrecciano.

Nelle opere di Gaia Perotto la materia si fa mito.

Le superfici vibrano come elementi cosmici, evocando le scintille di Prometeo, le oscurità liminali di Ecate, il bagliore di Afrodite che emerge dalla schiuma, le tensioni titaniche tra luce e ombra, i voli interrotti e le risalite interiori che richiamano Icaro.

I pigmenti, lavorati in stratificazioni dense o velature sottili, conquistano lo spazio della tela trasformandola in un luogo narrativo: ogni quadro diventa una “tavoletta oracolare” su cui si inscrivono tensioni, presagi, metamorfosi.

I segni, ora impetuosi ora trattenuti, generano atmosfere che si muovono tra silenzio e rivelazione, tra esplosione e sussurro.

La pittura appare come una danza in metamorfosi continua, un caleidoscopio di luci e contrasti che catturano un istante.

La scelta di pigmenti naturali dà alle superfici una qualità sinestetica e tattile: una materia che non descrive il mito, ma lo incarna, lo riporta alla sua essenza primigenia.

Ogni tela è una soglia: un punto di accesso in cui lo spettatore si trova immerso in un dialogo con archetipi antichi, attraverso emozioni contemporanee: attesa, solitudine, ardore, rinascita.

È in questo intreccio di materia e mito che si manifesta la poetica dell’artista. Come scriveva Jean Dubuffet: “La vera arte è dove nessuno se lo aspetta…”.

L’energia che anima il colore nella ricerca di Gaia Perotto non ammette replica né affaticamento: nessun gesto coincide con uno già compiuto, né anticipa quello futuro. Ogni azione si genera come un respiro inedito, un impulso autonomo che esiste solo nel presente. La sua pittura si manifesta come un evento irripetibile, concentrato nell’istante in cui la mano entra in contatto con la materia e la conduce verso una forma di emozione visibile. È una scrittura segnica che si deposita sulla superficie, ponendosi come soglia tra l’artista e il colore.

Nelle opere di Gaia Perotto, ogni segno diventa attraversamento, avanzamento lungo un percorso in continua definizione; ogni stratificazione materica rappresenta il tentativo di oltrepassare i confini del reale; ogni colore riporta in superficie ciò che solitamente resta celato. La sua pittura non si limita a descrivere: svela. Non replica il mondo: lo mette in discussione.

Si ringrazia per la realizzazione del catalogo Blonde&Brains e per i crediti fotografici Tenderini Art Photography.

GAIA PEROTTO – Silexile

Dove finisce il cielo, tutto arde.

Il mito nell’Informale

A cura di

Enrica Feltracco

Massimiliano Sabbion

10 gennaio – 8 febbraio 2026

orari: 9:30 – 12:30 / 15:00 – 18:00 chiuso i lunedì non festivi

ingresso libero